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25. L’ELIMINAZIONE DEI PECCATI

25/11/14

Ora risulterà forse più chiaro il modo in cui Gesù liberava la gente dai peccati. Quel modo apparve, all’epoca, una pericolosa novità: le autorità non avevano avuto nulla da ridire sulle clamorose purificazioni operate da Giovanni Battista.

Accorrevano a Giovanni da Gerusalemme e da tutta la Giudea, e confessavano i loro peccati, e si facevano immergere da lui nel fiume Giordano (Matteo 3,5-6)

Ma tutte le volte che Gesù perdonava un peccatore, si indignavano e gridavano allo scandalo.

Perché?

Giovanni, notate bene, faceva confessare i peccati e praticava poi un accurato rituale di purificazione. Gesù non faceva nulla del genere: i Vangeli precisano addirittura che «non battezzava affatto» (Giovanni 4,2). Si limitava a dire: «Ora i peccati se ne vanno via da te» («aphèontai sou hai hamartìai», Luca 7,48). Tutto qui. Non si poneva come sacerdote, come operatore di un sacramento: spiegava, ai peccatori, che in loro stessi era cominciato ad avvenire qualcosa che annientava le conseguenze psicologiche e morali degli errori commessi.

E proprio questo causava l’indignazione dei bigotti. «Solo Dio può rimettere i peccati!» esclamavano (Luca 5,21), e dunque faceva bene il Battista a ricorrere a un rito, perché funzione del rito è appunto quella di far intervenire l’elemento divino in un atto umano.

Per Gesù invece la liberazione dai peccati è cosa interamente umana: ribadisce a chiare lettere che

il Figlio dell’uomo ha l’autorità, qui sulla terra, di rimettere i peccati (Luca 5,24)

Cioè che l’energia di tale liberazione è generata, qui sulla terra, da un nuovo livello evolutivo che gli uomini – e i peccatori soprattutto – possono raggiungere.

Nell’episodio della Maddalena abbiamo già visto come e perché ciò avvenga: si pecca, spiega Gesù, per amore. Si infrangono le leggi, si sbaglia, si esagera, si scelgono scopi sbagliati soltanto perché l’energia del tuo cuore è troppo grande per il mondo a cui tanti altri si adattano, e ti senti perciò a disagio, diverso, confuso, disperato anche, e soprattutto impaurito dalla tua diversità. Il peccatore è appunto colui che, per timore della propria diversità, punisce se stesso compiendo qualcosa che tutti gli altri ritengono peccaminoso e attirandosi il loro biasimo.

Smette di essere un peccatore – secondo Gesù – nel momento in cui dà alla propria superiore energia, al proprio amore, un’altra direzione, coraggiosa, fiera, costruttiva. «Sì, non sono come voi: e con ciò? Non me ne vergogno. Anzi! Solo che non mi piace il vostro mondo, e voglio cambiarlo».

In altre parole, Gesù guariva i peccatori trasformandoli in rivoluzionari, in pericolosissimi bambini indisciplinabili, promotori d’amore in mezzo a un mondo che non pone questo sentimento in cima ai pregi dei bravi cittadini. Era inevitabile che i benpensanti farisei gridassero allo scandalo, e cominciassero a fare di tutto per assassinare un simile sovvertitore dell’ordine costituito e della religione istituzionale.

(continua)

Igor Sibaldi

 

«E perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere, sulla terra, di rimettere i peccati» – si rivolse al paralitico – «io te lo dico: alzati, prendi il tuo lettuccio e va’ a casa». (Luca 5,24)

 

Video: Igor Sibaldi su Gola e Lussuria

 

 

Credits Img..

2 commenti su “25. L’ELIMINAZIONE DEI PECCATI”

  1. A chi non è capitato di peccare per amore e poi smettere di peccare per dare a questo amore un’altra direzione. A volte siamo coraggiosi nel dire la verità o servili nel tacerla. Si può essere nel giusto o sbagliare, ma l’unica cosa che non possiamo perdonarci è la resistenza al cambiamento e il non essere in grado di “alzarci e andare a casa”. In questo caso essere paralitici è consolatorio ma non ci restituisce quella felicità che proviamo nel ritornare “a casa”. Peccato!

  2. oppure il Cristo o Gesù o qualsiasi nome si voglia dare.. sapeva più di quanto gli uomini sapessero ed era cosciente che non sapessero… un po come io ho la soluzione del gioco e so come devo giocare e voi no e vi resta barare e alla fine barando lo hanno fatto fuori. Ma chi era davvero il Cristo? e ancora avendo un filo diretto con il mondo celeste o con quell’Io più Grande e sapendo che tutti siamo figli di Dio forse era solo un fratello di una dimensione più evoluta? e se così fosse come mai, conoscendo il gioco, ha deciso di lasciare allora quella dimensione?

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