E che differenza c'è, inoltre, tra una ragazzina italiana e un'altra, moltissime altre, che ora, in Libia, stanno subendo violenza?
In genere non ci occupiamo delle notizie politiche o di cronaca, perché sono già abbondantemente presenti nell'informazione che riceviamo dai media, e anche perché sappiamo bene che quello su cui va l'attenzione, aumenta.
Sappiamo anche, tuttavia, che siamo tutti collegati, e quanto accade a una parte del pianeta, influisce in un modo o nell'altro, su tutto il resto. Cogliamo l'occasione, quindi, per invitare a una riflessione profonda.
Vogliamo ricordare, al di là di tutto, quanto sia importante vivere avendo la possibilità di fare le proprie scelte. Riflettiamo sul bene e sui privilegi che sono parte della vita
di molti di noi, ma non di tutti. Riflettiamo sul fatto che una dittatura di anni può cadere in pochi giorni, come anche una qualunque dittatura che pensiamo di avere all'interno di noi stessi. Finché siamo vivi, non c'è nulla che può impedirci di cambiare la nostra vita, e di alimentare il cambiamento nella vita attorno a noi. Occorre solo decidere di volerlo. L'unica parola che può mettere fine al cambiamento è il sostantivo "morte", e forse neanche quella, perché individui come Giordano Bruno sono ancora vivi e forti.
Non sappiamo se ci sono ragioni politiche nascoste, oltre quelle già ipotizzabili (a partire dal controllo delle risorse economiche) ad alimentare le guerriglie in Medio Oriente. Non sappiamo se c'è lo zampino del "2012" nei terremoti, negli tsunami e in quant'altro scuote il pianeta. Non possiamo dichiarare nulla con certezza.
Ma sappiamo che lasciarsi spaventare ci distrae dalle possibilità che l'anima mette a disposizione, sempre, in questo momento. Lasciarsi coinvolgere troppo, o troppo poco, non è la soluzione. Non è questione di puntare il dito, di scappare, di fare polemica. Crediamo davvero - perché lo viviamo ogni giorno - che la coscienza collettiva abbia una sua forza. La coscienza collettiva siamo noi, siamo "io e te"...
Chiediamoci allora in che modo alimentiamo il conflitto nel nostro paese o sul pianeta, attraverso i nostri stessi conflitti quotidiani... Scegliamo di attivarci per creare nuove vie, nuove soluzioni, nuove rinascite.
Siamo allo stesso tempo individui e umanità.
Siamo un IO che può ascoltare se stesso, e in questo ritrovarsi unito al TUTTO.
Quando arriva la domanda "Cosa posso fare?", siamo a un passo dal risveglio. E quando capiamo che la risposta appartiene alla nostra coscienza, il risveglio sta accadendo.
Camilla Ripani
www.nonsoloanima.tv
Della piccola Yara, preferisco non parlare se non per esprimere il mio dispiacere alla famiglia, delle altre vicende come quella libica, il copione sembra identico a quello del Kosovo nel 1999 ed a tanti altri, (pur essendo realtà politiche diverse), ci sono di nuovo i profughi ecc. ecc. le solite agenzie di stampa con le solite notizie, sarà perchè tutti i conflitti sono simili, ma poichè non sono a conoscenza di giornalisti dello spessore di Tiziano Terzani che possano dare giudizi imparziali, personalmente, mi limito a dubitare delle notizie dei media e alla domanda "Che posso fare?" io cerco di documentarmi su internet sul sito di STAMPA LIBERA un sito che si propone di individuare delle vie d'uscita
alternative per i vari argomenti che propone ai lettori.
Secondo me i media funzionano come un faro che nella notte viene puntato su un particolare, ed è poi solo quello che noi vediamo, quindi una verità parziale, non voglio dire che in Libia siano rose e fiori, però che le situazioni vengono fatte scoppiare quando servono a qualche scopo, come fu a suo tempo nel Kosovo, come in Italia con la strategia della tensione ecc.ecc.
Comunque per concludere con George Orwell:
Non inmporta che la guerra stia davvero avvenendo, e, poichè nessuna vittoria decisiva è possibile, non importa che la guerra stia andando male. Tutto quel che serve è che uno stato di guerra esista.
Gerge Orwell 1984
Della piccola Yara, preferisco non parlare se non per esprimere il mio dispiacere alla famiglia, delle altre vicende come quella libica, il copione sembra identico a quello del Kosovo nel 1999 ed a tanti altri, (pur essendo realtà politiche diverse), ci sono di nuovo i profughi ecc. ecc. le solite agenzie di stampa con le solite notizie, sarà perchè tutti i conflitti sono simili, ma poichè non sono a conoscenza di giornalisti dello spessore di Tiziano Terzani che possano dare giudizi imparziali, personalmente, mi limito a dubitare delle notizie dei media e alla domanda "Che posso fare?" io cerco di documentarmi su internet sul sito di STAMPA LIBERA un sito che si propone di individuare delle vie d'uscita
alternative per i vari argomenti che propone ai lettori.
Secondo me i media funzionano come un faro che nella notte viene puntato su un particolare, ed è poi solo quello che noi vediamo, quindi una verità parziale, non voglio dire che in Libia siano rose e fiori, però che le situazioni vengono fatte scoppiare quando servono a qualche scopo, come fu a suo tempo nel Kosovo, come in Italia con la strategia della tensione ecc.ecc.
Comunque per concludere con George Orwell:
Non inmporta che la guerra stia davvero avvenendo, e, poichè nessuna vittoria decisiva è possibile, non importa che la guerra stia andando male. Tutto quel che serve è che uno stato di guerra esista.
Gerge Orwell 1984

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