Conferenza di Erica F. Poli (Milano, marzo 2014) per il progetto “Femminil-mente” organizzato in collaborazione con Gruppo Anima.

Tra gli argomenti:

Vi siete mai trovati a vivere una relazione affettiva nella quale sentivate che, in qualche modo, stavate dipendendo dal partner? E che, per questo motivo, potevate perdere il vostro centro e la vostra stima? Questo accade nelle dipendenze affettive.

Il lato ombra della dipendenza affettiva è il controllo. Dietro l’apparente “vittimismo” e la disponiblità che si dà sempre all’altro, in realtà si nasconde anche il controllo dell’altro.

I sintomi: ansia più o meno marcata in caso di distacco… Il desiderio di vendetta, che si lega al senso di colpa… pesantezza e dolore al petto… Gelosia estrema… Pensiero ossessivo…

La dipendenza di per sé non è sbagliata. Noi nasciamo dipendenti e il bambino è dipendente dal genitore. Anzi, per poter sviluppare una sana indipendenza, ci deve essere stata una sana dipendenza, dove sperimentare una base sicura.

In genere la persona dipendente si attacca a una persona narcisista, quella che è incapace di entrare in contatto nella relazione.

La ninfa Eco si innamorò di Narciso; Eco viveva per Narciso ma Narciso viveva solo per se stesso.

Chi sono i narcisi? Sono in genere insaziabili, hanno sempre bisogno di essere amati… Sono amanti molto sensuali e che sono in dinamiche di potere… Alcuni hanno frequenti esplosioni di rabbia… Molti sono truffatori, professionisti ecc… Quello fantasioso è invece in genere l’artista… C’è anche il martire, quello tormentato… C’è il salvatore…

Narciso ed Eco sono due facce della stessa medaglia, che hanno risolto in modo opposto lo stesso problema: una carenza di riconoscimento, di dipendenza sana. Entrambi hanno una lesione sul piano dell’autostima.

Vuoto: quando sentiamo un grande vuoto interno, quella è la memoria antica della mancanza provata, per questo il dipendente non riesce a stare da solo. Le sue attività non sono abbastanza importanti, mentre quando è con qualcuno tutto diventa bellissimo.

Sensi di colpa: cerchiamo di compiacere l’altro perché pensiamo che il suo malessere sia colpa nostra

Tipi di dipendente:
– Ossessivo, assilla continuamente l’altro.
– Codipendente, instaura con l’altro una dinamica alternata di vittima e carnefice.
– Dipendenti dalla relazione, non dal partner.
– Dipendenti narcisisti, utilizzano l’altro per confermarsi loro stessi
– Ambivalenti

Quando c’è una dipendenza affettiva, la fine di una relazione diventa problematica, fino a provocare situazioni di stalking o violenza.

Cosa dobbiamo attivare dentro di noi e che ci può aiutare?
– La pazienza
– L’intuito

La pazienza a volte può deteriorare in:
– Essere martiri, quindi sopportare all’infinito, accudire all’oltranza. E quando il partner se ne va, provano una grande rabbia per “tutto quello che hanno fatto per lui”, provando un grande sensop di ingiustizia.
– Illusione, speranza infinita che l’altro cambierà.

La vera pazienza è la capacità, la centratura di mantenere vivo il fuoco, e che va dritta dove deve andare. La pazienza è lungimiranza, vede oltre.

La pazienza è restare fermo perché sei padrone di muoverti in un secondo momento.

La pazienza è intuito, ossia la primitiva capacità di raccogliere rapidamente tutte le informazioni che ci sono nell’ambiente per decidere istantaneamente.

Perché dubitiamo del nostro intuito? Spesso lo facciamo proprio perché abbiamo paura di restare da soli, paura di sbagliare…


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